Nowhere special

Nel cinema di Uberto Pasolini c’è sempre uno sguardo sociale, già evidenziato con il grandissimo successo di Full Monty di cui è stato produttore. Al tempo stesso anche questo terzo lungometraggio di Pasolini, come il precedente Still Life, è un film non tanto sulla morte, ma soprattutto sul tempo che resta da vivere. Non c’è però la serenità del cinema giapponese. C’è invece un’amarezza di fondo per come sono andate le cose. Però, come nel caso di Still Life, è la vita degli altri quella che conta di più.

John è un lavavetri di 34 anni a cui resta poco tempo da vivere. La sua unica preoccupazione è quella di sistemare il figlio Michael di 4 anni. La madre infatti li ha abbandonati qualche mese dopo la nascita del bambino. Cerca così di trovare una famiglia che possa occuparsi di lui.

Nowhere Special ha una rabbia nascosta alla Loach. Si può vedere anche nella scena in cui John, reso estremamente credibile dall’ottima prova di James Norton visto recentemente in Piccole donne di Greta Gerwig, lancia le uova contro i vetri delle finestre e dell’auto dell’uomo che poco prima lo aveva umiliato mentre stava lavorando presso la sua abitazione. Tratto da una storia vera, non cerca la commozione ad ogni costo. Magari c’è qualche lungaggine di troppo nella ricerca della famiglia adottiva per Michael anche se il quadro fornito da Pasolini è estremamente preciso e documentato. C’è il lato più umano ma anche quello più cinico. E in questa galleria di ritratti vengono mostrati efficacemente tutte le variabili dell’essere umano. Tra queste colpisce la famiglia in cui la moglie costringe al marito a chiedere indietro il peluche di coniglio che i due avevano dato a Michael per giocarci.

Simone Emiliani (8/12/2021) – SENTIERI SERLVAGGI